L’indispensabilità del numero chiuso

No al numero chiuso

No al numero chiuso, è questa la decisione presa dal TAR del Lazio riguardo le facoltà umanistiche della statale.

No al numero chiuso, è questa la decisione presa dal TAR del Lazio riguardo le facoltà umanistiche della statale.
E’ una sentenza cercata e voluta da studenti e docenti, una decisione che viene sbandierata come una grande vittoria per il sistema universitario e che, chissà, magari si estenderà a tutte le facoltà italiane – ad eccezione di Medicina e Chirurgia.
L’accesso programmato, ad ora, viene definito da qualcuno come “un danno per il diritto allo studio di migliaia di studenti che vogliono scegliere liberamente il corso del loro futuro” e forse lo è, ma più che un danno lo si dovrebbe definire come un ostacolo. Un impegnativo, ma giusto ostacolo.
Con il numero chiuso e i relativi test d’ammissione, infatti, il sistema universitario reclama che a frequentare le facoltà siano studenti preparati, in grado di terminare gli studi e probabilmente, non c’è cosa più sbagliata di eliminare questo sistema.
Ogni anno appunto, milioni di alunni, superati gli esami di stato, si trovano di fronte ad un bivio: tuffarsi nel mondo del lavoro o continuare gli studi. E ogni anno migliaia di studenti scelgono di frequentare un corso universitario semplicemente perché non sanno cosa fare una volta terminati gli esami, o perché continuare a studiare è sicuramente più comodo.

Ben venga certo, che anno dopo anno, sempre più giovani scelgano la strada universitaria, ma questo non deve sicuramente significare che ognuno di quei giovani debba frequentare una facoltà senza che siano valutate le sue competenze.
Non si tratta di crudeltà o ingiustizia nei confronti degli studenti, ma al contrario di severità. Quella buona e sana dose di severità che è necessaria per l’ottenimento di buoni risultati, la stessa severità che deve avere un padre nei confronti del proprio figlio per garantirgli una buona educazione.
L’accesso programmato assicura, infatti, che gli iscritti ad un dipartimento abbiano gli strumenti necessari affinché il loro percorso universitario possa essere proficuo ed evita, a coloro che non hanno dimostrato le capacità adatte, di buttare tempo e denaro. Perché di competenze e di valutazione da sempre si tratta e sempre si tratterà.
Nel corso della propria esistenza, senza poterlo evitare, ogni individuo sarà continuamente chiamato a dimostrare le proprie capacità di fronte a qualcuno che le dovrà valutare.
Scuola, lavoro, quotidianità. Ogni situazione richiede attitudini e competenze particolari che, inevitabilmente, creano una selezione.
La Formazione allora, che è il fulcro di un paese, non dovrebbe certo essere privata della possibilità di poter selezionare i suoi migliori interpreti e proprio a riguardo, è da sottolineare la posizione dell’ associazione studentesca Azione Universitaria:

“Siamo fermamente contrari a queste reminiscenze radical-egualitarie, secondo le quali è meglio ridurre la qualità della didattica al fine di garantire a tutti un pezzo di carta.”

Dipartimenti con degli iscritti non correttamente valutati, o come in questo caso non valutati affatto, rischieranno da un lato alti tassi di rinuncia agli studi e dall’altro una buona percentuale di laureati che svolgeranno lavori assai lontani dal percorso di studi scelto.
Certo, si potrebbe fraintendere.
Quanto scritto fino ad ora non vuole sicuramente discriminare chi non è, o non è stato in grado di superare un test di ammissione ad una facoltà, ma vuole anzi lasciare intendere che ogni individuo ha delle proprie capacità che non necessariamente sono funzionali all’interno di un’università e che non per questo queste capacità non siano più tali.
L’accesso programmato è necessario e indispensabile per garantire un sistema universitario che funzioni e che possa essere un valore aggiunto per il nostro paese.
E, come continua L’associazione studentesca Azione Universitaria:

“Con l’apertura incondizionata dei corsi la fine che faremo sarebbe quella del cane che si morde la coda, tutti contenti per l’ammissione incondizionata ad ogni corso di laurea ma, al tempo stesso, scarsa appetibilità nel mondo del lavoro.
La formazione è cosa seria, perciò non si può svolgere in condizioni precarie e superficiali.”

Questo il comunicato completo dell’associazione studentesca Azione Universitaria…